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Il sentimento è l’amore per il proprio paese …voglia di comun

di Giulia Falato La voglia di fare con passione ed impegno scelte, che non vedano al primo posto l’interesse personale, ma il bene comune dei cittadini, il desiderio di prendere parte ad una comunità attenta e consapevole dove sono finiti…? Si può ripartire pensando all’idea di un governo locale davvero funzionale, competitivo e realmente propositivo? Un programma amministrativo è tutto questo. Non promesse che verranno certamente disattese, o interessi portati avanti a vantaggio di pochi…il sentimento comune per il buon governo di un paese deve essere quello di strutturare solide basi per costruire il futuro…senza incorrere nel  “solito libro dei sogni” o nelle demagogiche promesse elettorali. Il rispetto per i cittadini e per il paese, la cura del proprio territorio che ogni amministratore deve avere, ed il lavoro assiduo, instancabile, di coloro i quali devono assumere una responsabilità “vera” nei confronti dell’elettorato, al fine di sopperire alle negligenze e alle azioni mai compiute per la realizzazione di uno sviluppo integrato di Guardia Sanframondi, dovrebbe essere il centro di ogni probabile iniziativa politica che vada ad interessarsi della gestione della COSA PUBBLICA. La fuga dai contenuti nient’altro è che l’eccessivo interesse per propri interessi”… Non storie di alleanze, carteggi, che nulla dicono, ponendosi se non come espressione di un malcontento diffuso…che prende avvio, proprio da chi, aveva potere per cambiare le cose…basta con i proclami, le scenette, e con la costante e diffusa angoscia della visibilità di chi governa”. Difficile è creare una squadra, non una lista. E’ viva, oltre che doverosa, la necessità di uno slancio nuovo, di ritrovare l’entusiasmo giusto, capace di aprire una nuova stagione di crescita, che parta proprio dalle componenti del nostro territorio. Donne e uomini che rappresentano un nuovo scenario, nuove prospettive. Non un vuoto nuovismo, né mera rigenerazione anagrafica, v’è un grande bisogno di idee sentite e imperniate di quella rivoluzione culturale, di cui le nostre comunità hanno bisogno, per poter uscire dalla stagnazione di cui sono vittime. Non più astratte enucleazioni di programmi, tutti piuttosto simili, ma un approccio metodico e attento a quanto di migliore possano esprimere le intelligenze locali. Occorre una politica fatta di persone capaci di afferrare le idee e concretizzarle, e che abbiano soprattutto il coraggio di confrontarsi e se necessario di rompere il vizioso circuito delle appartenenze scellerate. Unico obiettivo rincorrere l’eccellenza, il meglio… per rendere un giusto servizio alla comunità. Lo sviluppo di un territorio è cooperazione tra le diverse forze agenti sul territorio stesso…intercettare le diverse sensibilità e valorizzare il contributo di ognuno sarebbe come ripartire da una base democratica del tutto nuova, fuori dagli schemi di alleanze e conta dei voti… un atteggiamento lontano dai personalismi, ma capace di intercettare le capacità di ognuno, che valorizzi sì, le proposte del singolo, ma con l’unico intento di salvaguardare l’interesse generale. Non un leader, né forte, né debole, ma una classe dirigente consapevole, un singolo, seppure dotato del carisma e dell’illuminazione necessaria a garantire un temporaneo buon governo, non potrà colmare le lacune politico – culturali che accompagnano la nostra comunità. Riacquisire la consapevolezza che un’Amministrazione comunale è il motore di una comunità, non un centro di smistamento degli affari locali, ma un ente in grado di raccogliere gli impulsi e le necessità della comunità stessa, trasformandoli in azioni concrete, progetti a ricaduta diffusa e a vantaggio di tutti. Attivare su ogni fronte la partecipazione dei cittadini significa garantire trasparenza e controllo delle risorse, condivisione delle decisioni e rapida attuazione delle politiche da mettere in campo; potrebbero, ad esempio, essere attuate delle Consulte, quali organismi in grado di elaborare e discutere pareri in ogni campo e settore; un intervento ex ante per instaurare il dialogo tra istituzioni e cittadino. Dialogare significa incontrarsi, e per incontrarsi ci vogliono luoghi e motivazioni. Ma i luoghi occorre inventarseli in un paese che non ha spazi. Ogni forma di aggregazione nasce intorno alla condivisione di un interesse che sia esso sportivo, culturale, sociale… più persone che si incontrano portano idee e proposte che rendono vivo un paese; Favorire quindi, per primi gli interventi sulle opere incompiute, che onestamente ritengo siano già obsolete e poco funzionali rispetto alle esigenze che oggi le classi generazionali esprimono, a partire dai bambini, fino a giungere alla terza età. Rendere vivo un paese vuol dire attività…attivare spazi in cui le attività di vario genere possano svolgersi. Da anni assistiamo ad uno sviluppo imitativo di aree che non sono più forti o avanzate della nostra; lo sviluppo invece, dovrebbe partire proprio dalle peculiarità del nostro territorio, avendo riguardo delle politiche dell’innovazione in grado di fornire competitività e attrazione locale. I diffusi localismi che non operano un rinnovo dei progetti, attraverso lo studio e l’attuazione di innovazioni compatibili con l’economia e la società, giungono facilmente al fallimento; diventano realtà incapaci di selezionare e recepire quei fattori fondamentali alla crescita. Invece, il riferimento all’originalità dei territori e l’esaltazione di questa attraverso la realizzazione di una strategia innovativa, forte e duratura crea sviluppo locale e un contesto capace intercettare le occasioni per innescare il meccanismo di crescita locale. Tutto ciò non va fatto in un’ottica aziendale, ma nello spirito e nella concretezza di un collaborativismo attivo, dove vengono messe in circolo le idee e rese disponibili le competenze e le capacità di chi è disposto a lavorare per Guardia. Ci vuole una notevole dose di coraggio per ripartire e cogliere questa sfida. Per questo è necessario determinare una nuova e forte maggioranza democratica, eliminando quel bipartitismo artificiale e poco costruttivo, aggregando invece idee e persone su progetti realizzabili e utili. Un percorso disegnato da tutti, dalla volontà di determinare in prima persona le scelte che riguardano il nostro paese. Il motore di tutto è la cultura, la cultura della solidarietà., dell’informazione, della consapevolezza che ogni cittadino è parte attiva della vita del paese. Gestire risorse comuni significa orientare le risorse verso un progetto di crescita, istituire commissioni di studio capaci di rilevare le esigenze locali e trasformarle in utilità. Significa non farsi prendere da biechi personalismi o dalla lotta per stabilire chi sia più democratico di altri, o chi più convinto della propria ideologia di appartenenza. E’ un empasse che va superata, uscire da una discussione del tutto teorica significa governare, determinare e scegliere. La discussione vera va fatta sui progetti, sulle iniziative, sui metodi e le regole della democrazia che abbiano un fondamento di collettività e non di personalismo, altrimenti, diventa impossibile perseguire la via del bene comune. “C’è bisogno di metterci la testa e la faccia”. Di non creare più quelle ambiguità di fondo che confondono le responsabilità, facilitando lo scarico delle responsabilità e delle proprie incapacità. L’identità di un movimento democratico, deve essere riconoscibile dal modo in cui si opera, dagli obiettivi che si intendono perseguire. La rivendicazione di appartenenza ideologica deve essere prima ancora rivendicazione di dignità, di progetti realizzati, di risultati ottenuti, di un impegno politico veramente votato all’interesse della comunità. C’è ancora nel nostro paese il dibattito sui diritti civili, sull’occupazione, sull’innovazione utile e sostenibile di un territorio “verde” che potrebbe al proprio interno sviluppare politiche ambientali ed energetiche di forte impatto per l’economia locale? La stagnazione economica ci impone di pensare agli stimoli della nostra economia reale. E’ormai palese che la via praticabile per una effettiva ripresa debba essere un’altra, che l’economia locale debba servirsi delle agevolazioni che provengono sia da nuovi fattori di produzione da impiegare, sia da processi di promozione e attrazione del territorio attraverso uno sviluppo del tutto innovativo dei settori produttivi. Gli investimenti vanno garantiti da una prospettiva di risultato, in grado di eliminare lo spreco di risorse e di risparmi dei cittadini. E’inutile investire se non c’è il ritorno economico e l’attivazione del circuito che si sviluppa intorno alle attività produttive. E’ inutile investire se non c’è creazione di posti di lavoro, se non si creano i presupposti perché il guadagno venga reinvestito in attività locali. L’equità sociale, deve essere alla base di un grande progetto economico e sociale. L’autonomia di un territorio deve nascere dalla convergenza delle energie di ogni cittadino e dalla forte azione politica di ogni Amministratore. C’è inoltre, la necessità di restituire alla Pubblica Amministrazione la dignità per le scelte operate in ogni campo, dall’urbanistica ai lavori pubblici, dai finanziamenti alle politiche sociali. L’adozione di un protocollo della legalità e trasparenza nelle procedure economiche è senz’altro un passo importante per la crescita democratica. Bisogna predisporre gli strumenti per rendere l’Amministrazione flessibile ed efficiente in ogni occasione. Ora più che mai, bisogna parlare di politica dei risultati, della buona politica , della politica come strumento per la realizzazione di un grande progetto. Il riconoscimento in un disegno più grande, regionale e nazionale dovrebbe generare stimoli da cui partire, vantaggi per reperire risorse da investire, uscendo da forme di isolamento territoriale. Investire sulle donne, sulla scuola e sui giovani. Promuovere un coordinamento per le politiche per anziani, basato su un’idea di associazionismo, dialogo e proposta. Informatizzare e garantire la diffusione dei servizi di maggior utilità sociale, quali autotrasporto per le persone diversamente abili, adozione di tecnologie ausiliari innovative, in grado di rendere invisibili le barriere architettoniche. Realizzare un centro ricreativo dove le diverse abilità e sensibilità si intrecciano, dando vita e forma alle capacità di ognuno. L’attenzione di chi ha il compito di amministrare non dovrebbe distogliersi neanche per un istante dalle richieste che provengono dai cittadini che hanno maggiore bisogno della predisposizione di strumenti e azioni utili al vivere quotidiano. “Idee che camminano sulle gambe di donne e uomini”, grandi o piccole che siano devono trasformarsi in opportunità, in concretezze, grazie all’impegno di tutti, amministratori al fianco dei cittadini.

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